Il Conciliabolo di Anger – La Conversazione di Arcachon – La Convenzione di Antibes

Tre libri sulla psicosi ordinaria

Recensione Libro

L’aggettivo “ordinario” deriva dal latino «ordinarius» che significa letteralmente «conforme all’ordine». Ordinario è ciò che è omogeneo al contesto, che non devia dalla norma, è ciò che è già visto, comune, ciò di cui si fa consueta esperienza e che rientra in una tacita regolarità.

Con questo termine, e quindi con la formula “psicosi ordinaria”, Jacques-Alain Miller ha voluto denominare una zona nell’ambito dell’esperienza clinica in cui potessero essere riconosciuti tutti quei casi di psicosi detti «inclassificabili».

Trattata all’ XI Congresso dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi (2018), la tematica della psicosi ordinaria è stata formalizzata tra il 1996’ e il 1999, nelle tre Sezioni Cliniche francesi, Angers, Arcachon e Antibes, dell’Istituto del Campo Freudiano, dove si sono svolti rispettivamente tre incontri con la finalità di mettere in opera un discorso di ricerca intorno alla questione della psicosi ordinaria. A partire da questo tris di lavori, sono stati redatti tre testi che rappresentano i cardini basilari per un approccio teorico, pratico, di decifrazione, conoscenza e disambiguazione nei confronti di una realtà clinica mai delineata precedentemente. Jacques-Alain Miller, focalizzando l’attenzione sull’argomento, ha permesso lo sviluppo di una fervida volontà collettiva di approfondire il tema della psicosi ordinaria, per poterne intercettare: caratteristiche strutturali e strutturanti, ambito di appartenenza, linee guida per il trattamento, ma anche, e primariamente, i nuclei principali da considerare per il suo riconoscimento. Il problema fondamentale, dal quale hanno preso avvio i lavori ad Angers, dove si è cercato di spiegare da cosa originassero e che senso avessero quegli «effetti di sorpresa» sperimentati dal clinico, è il fatto che i casi di psicosi ordinaria mettono in crisi le classi diagnostiche, confrontando il clinico con qualcosa che confonde, con una realtà psicopatologica che non presenta nulla di patognomonico, con qualcosa che è, appunto, ordinario, che si manifesta con gli stemmi dell’ordinaria “normalità”. Sono i casi che fanno galleggiare nel dubbio diagnostico, sono i non collocabili, sono quelli sulla cui superficie tutto tace, tutto sembra essere al suo posto.

Nella lettura dei tre testi, ci si immerge in un’alternanza di vignette cliniche, parti prettamente teoriche e conversazioni a più voci. Da Angers ad Antibes, passando per Arcachon, si vede come la ricerca e la messa a punto di un nuovo sapere, concernente un’inedita dimensione teorico-clinica, si dispieghi nel tentativo preliminare di capire come è strutturato il fenomeno, come funziona e come si presenta. Ad Angers il tentativo è stato quello di mettere in evidenza le peculiarità della psicosi ordinaria, ma si faceva già strada la necessità di formalizzare anche un sistema che permettesse agli analisti di poter fare riferimento ad un quadro teorico-categoriale comune, in sinergia e a sostegno del trattamento sempre condotto sulla singolarità e particolarità soggettiva.

Ad Arcachon Miller ha messo in tensione il background dell’insegnamento lacaniano con la pratica clinica riferita ai casi rari di psicosi in oggetto. Ne è risultata una visione nitida di cosa sia, di come si origini e di come funzioni una struttura psicotica definita ordinaria. Con ciò si apriva anche il cammino, seguito poi ad Antibes, verso la definizione di quei punti cruciali del discorso portato in analisi dal paziente, che vanno riconosciuti, captati e ascoltati al fine di ottimizzare diagnosi e trattamento.

Il focus posto ad Arcachon sulla discriminante fondamentale tra la psicosi ordinaria e straordinaria, trova una formulazione ancora più puntuale ne La Convenzione di Antibes. In accordo con la posizione assunta dall’ultimo Lacan dei seminari R.S.I. e Il sinthomo, si è evidenziata la preponderanza della clinica continuista come matrice per il trattamento, non solo dei casi inclassificabili, ma anche della questione del godimento in quanto tale. Parallelamente sono stati riconosciuti, affermati e valorizzati i meriti della clinica strutturale e disgiuntiva della Questione preliminare ad ogni possibile trattamento delle psicosi e del Seminario III, Le psicosi, ma se ne sono anche sottolineati i limiti. Il limite maggiore è dato dal fatto che soffermarsi esclusivamente sulla rilevazione della forclusione o non forclusione del significante paterno, sarebbe riduttivo, non già per trattare i casi rari di psicosi, ma più in generale lo sarebbe nei confronti del trattamento di tutte le strutture. La teoria dei nodi, propria degli ultimi anni dell’insegnamento di Lacan, può fornire maggiori strumenti per rendere conto della clinica nella sua totalità. Considerare i soggetti in quanto sostenuti da individuali modi di aggancio reciproco degli anelli Reale, Simbolico e Immaginario, è una prospettiva teorica applicabile a tutte le strutture e prende in considerazione il funzionamento del soggetto a tutto tondo.

Da questo punto di vista, così come enucleato ad Antibes, nella psicosi ordinaria non si tratta di constatare semplicemente il mancato accesso alla significazione fallica, ma di individuare ciò che ad un certo punto irrompe a produrre un cosiddetto scollegamento dei tre anelli per un determinato soggetto. Questo reperimento mette propedeuticamente in luce il fattore che in precedenza permetteva il collegamento. Da ultimo, la possibilità di intercettare i collegamenti e gli scollegamenti intervenuti nella vita di un soggetto, consente altresì di orientare attivamente la direzione della cura verso un eventuale ri-collegamento.

di: Samantha Monaldi 25 Maggio 2026

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