Il concetto di struttura in Lacan
Il ruolo della triade Immaginario-Simbolico-Reale nella formazione delle strutture psichiche

Nel corso del suo insegnamento Lacan elabora numerosissimi concetti, che formeranno l’impianto complessivo della teoria. Un modo di procedere in Lacan è quello di non fissare assunti monolitici, ma rimettere costantemente in discussione le tematiche, perfezionandole, superandole, dando ad esse letture diverse. Tra i concetti fondamentali c’è quello di struttura psichica.
Lacan ne identifica tre, intendendo con esse che l’essere umano, a livello dello psichismo, può stare al mondo secondo tre principali modalità: la nevrosi, la psicosi e la perversione, di cui quest’ultima è quella non meno studiata, ma meno incontrata.
Come è ben evidente, esistono infiniti modi e peculiarità che differenziano gli uomini tra loro. Al contrario, sono pochi e macroscopici gli aspetti che li accomunano. Alcuni di questi ultimi riguardano proprio le strutture psichiche. Una metafora intuitiva a riguardo potrebbe essere quella di considerare l’individuo come una casa la cui struttura architettonica è ciò che la rende simile alle altre, mentre gli arredi interni sono ciò che la differenziano. Se si potesse aprire la porta d’ingresso di ogni appartamento all’interno di un palazzo, si noterebbe che tutti gli appartamenti hanno una simile conformazione, ma non se ne troverà uno arredato allo stesso modo di un altro.
Secondo Lacan la struttura psichica, e la forma individualizzata che assume, sono il risultato del modo in cui si articolano i tre registri: Immaginario, Simbolico e Reale. Per rimanere nella metafora, si potrebbe dire che gli arredi, che assegnano un’impronta soggettiva alle manifestazioni psicopatologiche di ciascuno, rappresentano quelle che Lacan chiama le identificazioni. Queste sono dal lato dell’Immaginario, nel senso proprio di immagini che, sin dallo stadio dello specchio, il soggetto prende dall’altro e fa proprie, mettendosele addosso.
Dal punto di vista del Simbolico, accade qualcosa di simile, ma sul versante del cosiddetto significante. Vale a dire che, sia sotto forma di immagini (quindi identificazioni) sia come parole (quindi significanti), il soggetto assume su di sé questi pezzi, prendendoli dall’altro, che è colui che glie li fornisce. In questo senso, Immaginario e Simbolico risultano alleati nella stesura dell’esistenza di un essere umano, che non è mai soggettivamente data, ma sempre alienata nella direzione che va dall’esterno all’interno, in termini di materiali di cui è costituita.
In linea con l’insegnamento di Lacan, si può affermare che i significanti sono gli elementi costituenti il discorso dell’Altro e sui quali il soggetto costituisce se stesso, alienandosi. Ciò significa che l’articolazione tra un significante e l’altro crea una catena attraverso cui il soggetto ordisce una trama fino a produrre un vestito del tutto personale: la propria identità fatta di identificazioni e significanti presi dall’Altro. Tale produzione è da considerarsi sul lato del particolare e risponde all’esigenza, in questo caso invece universale, di coprire, proprio come fa un vestito, la nudità della mancanza. Quest’ultima, anche chiamata buco, falla beante, rappresenta la conditio sine qua non dell’essere umano ed in quanto tale appartiene a tutti.
La struttura psichica è una formazione più o meno resistente che va a collocarsi sopra la mancanza. La necessità di coprire quest’ultima risiede nel fatto che il buco genera angoscia, ciò che Lacan chiama il Reale, l’angoscia del vuoto intrinseco all’essere. Pertanto, di fronte al terzo registro, il Reale, gli altri due, l’Immaginario e il Simbolico collaborano per dare un senso all’insensatezza del vuoto. A questo proposito, durante la prima lezione del Seminario intitolato Della natura dei sembianti, Jacques-Alain Miller dice:
Affermare che il significante è sembiante significa introdurre l’equivalenza del simbolico e dell’immaginario, modificare il famoso ternario (reale, simbolico, immaginario) a favore di una prospettiva diversa che considera il simbolico e l’immaginario equivalenti rispetto al reale.
È il caso di sottolineare che ciò si trova già, per lo meno, abbozzato, nel Seminario L’Etica della psicoanalisi [Sem. VII, p. 77], dove simbolico e immaginario sono indifferentemente collocati nel rango delle Verstellungen, le rappresentazioni che gravitano intorno alla Cosa. In altri termini, quando si introduce il godimento, è come se simbolico e immaginario non si distinguessero più.
( Jacques-Alain Miller, Della natura dei sembianti, in La psicoanalisi, n. 11, Astrolabio, Roma 1992, p. 119.)
La Cosa è il buco, il Reale concerne l’angoscia senza nome che ne scaturisce e che Lacan concepisce anche in termini di godimento. Così caratterizzato, il godimento va coperto nel senso di regolamentato. A svolgere la funzione legislativa sul godimento è il Simbolico, cioè il linguaggio. Una possibile lettura della triade è quella di considerare il Simbolico anche come lo strumento per cucire l’Immaginario sul Reale.
La trama delle identificazioni viene ordita attraverso la funzione delle leggi simboliche che, giustapponendo le identificazioni immaginarie tra di esse, regolano il Reale angosciante, velandolo e coprendolo, affinché la sua accecante luce possa essere filtrata. Esso non può essere guardato in faccia, perché inconcepibile in quanto vuoto.
Il corretto funzionamento del Simbolico dipende dall’esperienza edipica. Durante questa fase dello sviluppo psichico, quello che Lacan considera il significante fondamentale e che delinea attraverso la formula Nome-del-Padre, deve affermarsi in modo da aprire al soggetto l’accesso al desiderio, sbarrando la strada al godimento e dunque arginando l’angoscia del Reale. Se il significante Nome-del-Padre non si istituisce, siamo in presenza di una forclusione. Pertanto, il godimento senza la legge simbolica risulta angoscioso e pervasivo.
La differenza tra psicosi e nevrosi risiede proprio in questo. Nel mondo psicotico la trama simbolica non fa il suo dovere, le immagini non sono legate le une alle altre in maniera adeguata. Lo psicotico, privato della Legge, è in preda ad un godimento sregolato. Egli porta addosso un vestito strappato, perché manca il sapere della cucitura, di come cucire un’immagine all’altra per formare un’identità unitaria. Quando si strappa l’identità, c’è angoscia: tra un’immagine e l’altra il Reale riaffiora. Il Simbolico fornisce gli strumenti per assemblare le identificazioni e creare l’identità. E proprio come nella produzione di un vestito che calzi a pennello, le cuciture devono essere eseguite a regola d’arte.
Dal lato del nevrotico, si può dire che il suo è un vestito cucito molto bene, ma che ogni tanto si strappa a causa del tessuto molto leggero. Questo perché nella nevrosi il soggetto sa che il Reale che preme sotto è troppo forte, sente che c’è angoscia. Nonostante si affanni o si illuda nel fare sempre meglio e nel volere sempre di più, in ultima analisi: nell’essere nella civiltà, c’è comunque in lui la piena consapevolezza del buco, della mancanza angosciante, dell’insensatezza che nulla risparmia. Il Simbolico funziona bene, il vestito è cucito opportunamente, ma il tessuto è fragile.
di: Samantha Monaldi 16 Settembre 2026