Differenza tra Psicologia, Psicoterapia, Psichiatria e Psicoanalisi

Chi è uno psicologo? Cosa fa? Cosa lo differenzia da uno psicoterapeuta, da uno psichiatra e da uno psicoanalista? Di cosa si occupa un terapeuta?
Quale psicologo scegliere? A quale di queste figure professionali rivolgersi? Come si diventa psicologo? Come si diventa psicoterapeuta? Chi è uno psicoanalista?
Lo psicologo, come il medico, ha conseguito il diploma di laurea, ha praticato il tirocinio formativo ed ha sostenuto l’Esame di Stato per l’abilitazione alla professione. Un periodo formativo della durata di sei anni, obbligatorio all’ottenimento del titolo (Psicologo o Medico). Lo psicologo svolge attività di prevenzione, di diagnosi, di abilitazione e riabilitazione, di sostegno, rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. il suo lavoro comprende anche la ricerca, la sperimentazione e la didattica nell’ambito psicologico.
Lo psicoterapeuta è colui che, dopo essere stato abilitato alla professione di psicologo, decide di approfondire la propria formazione, anche se non è obbligato a farlo, specializzandosi nell’arco di ulteriori quattro anni, in un settore della clinica, come ad esempio la psicoterapia psicoanalitica o la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Lo psicoterapeuta si occupa del trattamento dei disturbi psichici mediante l’utilizzo di tecniche e strumenti acquisiti durante la specializzazione e continuamente perfezionati con la pratica clinica e con la formazione permanente. Lo psicoterapeuta incontra il paziente una o più volte alla settimana. Come lo psicologo, non è abilitato alla prescrizione di farmaci. Quando necessario, si avvale della collaborazione di uno psichiatra.
Lo psichiatra è il medico che dopo l’abilitazione all’esercizio della professione, specializza il suo sapere in una branca della medicina, come ad esempio cardiologia, dermatologia o psichiatria, appunto. Lo psichiatra utilizza principalmente la somministrazione farmacologica, monitorandola nel tempo, per il trattamento dei disturbi psichiatrici.
Lo psichiatra incontra il paziente circa una volta al mese oppure ogni tre mesi. Quando possibile, collabora con un psicoterapeuta affinché il percorso di psicoterapia favorisca il miglioramento delle condizioni del paziente ed aiuti a ridurre l’uso dei farmaci.
Lo psicoanalista è colui che fa della psicoanalisi la propria pratica, fondata sull’ascolto dell’inconscio e sulla singolarità del soggetto.
Il suo lavoro non consiste nel fornire risposte, consigli o soluzioni, né nel correggere ciò che nel soggetto appare disfunzionale.
Attraverso la parola, l’ascolto e il transfert, accompagna il soggetto nell’incontro con ciò che, nel proprio dire, si ripete, sfugge alla coscienza e spesso determina la sua posizione nel rapporto con sé stesso e con l’Altro.
Lo psicoanalista non si pone come colui che sa chi è il soggetto o ciò che deve diventare. Il sapere che orienta la cura è piuttosto quello che può emergere dalla parola stessa del soggetto.
La sua formazione passa necessariamente attraverso un’esperienza personale di analisi, una formazione teorica rigorosa e un lavoro clinico costantemente sottoposto a supervisione e interrogazione.
In senso lacaniano, lo psicoanalista non è definito semplicemente da un titolo o da un insieme di tecniche: è la posizione che assume nell’atto analitico a qualificare il suo lavoro.
La sua funzione è dunque quella di fare spazio alla parola affinché il soggetto possa interrogare ciò che lo determina, riconoscere la logica del proprio desiderio e confrontarsi con la propria singolarità.
La formazione dello psicoanalista lacaniano è rigorosa e complessa e consiste in tre elementi fondamentali:
1) PSICOANALISI DIDATTICA INDIVIDUALE: ogni psicoanalista deve svolgere un’analisi personale di due/tre sedute settimanali per una durata di circa 15 anni. Per poter essere analisti, si deve prima essere analizzanti, questo perché è impensabile analizzare una persona senza prima essersi occupati delle proprie problematiche e dei propri sintomi. Aver portato a termine l’analisi didattica individuale permette all’analista di occupare un posto non giudicante e neutrale nei confronti del paziente, consente cioè di ascoltare le parole della persona senza interpretarle con il proprio punto di vista fatto di questioni irrisolte, rischiando così di invalidare l’intervento terapeutico.
2) CONTROLLO/SUPERVISIONE: nella sua professione l’analista non è solo; oltre ad appartenere ad una comunità scientifica, per tutto l’arco della sua carriera egli fa deve fare riferimento ad un analista con maggiore esperienza con il quale possa confrontarsi in relazione alla propria pratica clinica;
3) SCUOLA DI PSICOANALISI: garantisce all’analista la formazione continua, sostiene il suo desiderio professionale e gli consente di appartenere alla comunità degli psicoanalisti, con i quali riflettere, studiare e dialogare a proposito della psicoanalisi e della sua applicazione contemporanea.
di: Samantha Monaldi 26 Ottobre 2026